Il discorso sarà lungo e richiederà vari interventi di puntualizzazione e di invito alla riflessione, perché si tratta di una questione spinosa, poco affrontata scientificamente, poco “pensata”. Si vive e si orienta l’azione promozionale (in famiglia, a scuola e sul territorio) basandosi su idee personali, su abitudini, su opinioni tramandate ed acquisite in modo acritico.  
       Un argomento questo dei classici che interessa un vasto pubblico di adulti-mediatori ed operatori, in primis la famiglia, poi i docenti di tutti e ordini e gradi di scuola, ma anche bibliotecari, promotori di lettura, educatori, librari e quanti lavorano nella filiera della promozione/educazione della/alla lettura. Ovviamente riguarda – e alla grande come vedremo- gli editori, i quali hanno una responsabilità della quale non sembrano pienamente consapevoli.
         
Partiamo con il porci alcune domande, sulle quali ognuno di noi dovrebbe riflettere in modo da recuperare il proprio sapere, le proprie opinioni, il proprio background. Chi è impegnato nel promuovere la lettura – e formare lettori come preferisco dire – se vuole veramente migliorare, secondo un processo virtuoso che rispetti i bisogni e i diritti dei bambini/ragazzi, non può che partire da se stesso.
        Partiamo con il porci alcune domande, sulle quali ognuno di noi dovrebbe riflettere in modo da recuperare il proprio sapere, le proprie opinioni, il proprio background. Chi è impegnato nel promuovere la lettura – e formare lettori come preferisco dire – se vuole veramente migliorare, secondo un processo virtuoso che rispetti i bisogni e i diritti dei bambini/ragazzi, non può che partire da se stesso. 
      Io studio da decenni la fiaba e i classici, con ricerche approfondite di confronto di testi. Ascolto insegnanti ed educatori, bambini e ragazzi, al fine di cogliere le loro idee – ingenue come direbbe Jerome Bruner – sulle opere classiche. Ma soprattutto cerco di ascoltare i giovani lettori per capire da loro cosa ne pensano di fronte a certe proposte editoriali e degli adulti-mediatori. Forse – in tutta questa frenesia progettuale e promozionale – ci si è scordati negli anni di interpellare loro, i bambini e i ragazzi, come se la lettura fosse solo una questione degli adulti che tutto decidono. È mitico Francesco Tonucci che da decenni – poco profeta in patria – sollecita l’ascolto dei bambini e il saper guardare dal loro punto di vista.
        In questo blog parto da alcune domande alle quali invito a rispondere. Poi in seguito esporrò non solo le mie opinioni, ma alcune considerazioni derivate da ricerche letterarie e psicopedagogiche. Rammento che quanto viene svolto dai professionisti in ambito educativo proprio perché svolto da professionisti – dovrebbe essere SEMPRE supportato da studi, teorie e ricerche, anche quando ha per oggetto la lettura. Le opinioni personali non bastano.

Eccovi alcune domande e …. buona riflessione…!!!
Che cos’è un classico (romanzo, albo illustrato, poesie, fiabe…)? Che cosa ha di peculiare rispetto alle altre narrazioni?

Perché ai ragazzi di oggi dovrebbero interessare i classici?
Quali? Sono tutti “attuali” oppure no?

Io conosco veramente i classici? Li ho letti bene e a fondo?

E poi: In che versione proporli: integrale o adattata? Come scegliere adattamenti e riscritture? Come leggerli?

                                                                                Silvia Blezza Picherle

6 Settembre 2020