Alice nel paese delle meraviglie. Ill. John Tiennel

Riprendiamo un po’ le fila sul discorso “classici” per bambini e ragazzi. Ricordate la prima domanda con cui vi avevo lasciato?

Che cos’è un classico (romanzo, albo illustrato, poesie, fiabe…)? Che cosa ha di peculiare rispetto alle altre narrazioni?

 Spero che nel frattempo chi ha letto il blog abbia un po’ riflettuto e si sia dato delle risposte. 
    Come non ricordare il grande Italo Calvino con il suo Perché leggere i classici (1991, 1° edizione). Un saggio molto illuminante, ricco di spunti e riflessioni. Lo scrittore ci espone molteplici motivi che dovrebbero indurre noi adulti (non è pensato per la letteratura per ragazzi!) ad appassionarci alle grandi opere senza tempo.
    Lascio a voi lettori ricercare, tra i tanti motivi indicati da Calvino, quelli che potrebbero essere più adatti alla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Poi, magari, ritornerò su questo punto, intanto provate a fare questo esercizio di ibridazione interdisciplinare (letteratura per adulti e letteratura per l’infanzia e l’adolescenza). Infatti, citare alcune frasi di Calvino senza “adattarle” alla letteratura per ragazzi non mi sembra vada al cuore del problema. Bisogna decentrarsi dal punto di vista adulto per mettersi in quello dei ragazzi e dei giovani di oggi, senza scordare che i classici vanno letti in prima persona per coglierne la peculiarità.
   Oggi desidero proporvi invece la riflessione dello scrittore Giuseppe Pontiggia che, sebbene scritta pensando alle opere per adulti, si adatta quanto mai ai giovani lettori.

 I classici sono attuali perché “parlano delle cose più importanti e le raccontano tramite la bellezza”. Mentre nella quotidianità si dà spazio ai problemi futili e si seguono mode e tendenze, superstizioni e credenze, queste opere ci “portano ai fondamentali dell’esistenza (Pontiggia, 2006).

Mary Poppins. Ill. Mary Shepard

    Quindi un classico, anche per ragazzi, deve andare al “cuore” dell’esistenza, affondare la penna nella profondità dell’animo umano (adolescenziale e adulto), soddisfare i bisogni di crescita identitaria, connotare personaggi (adolescenti e non) nei quali il giovane lettore può immedesimarsi, rispondere a domande esistenziali urgenti che i ragazzi di tutti i tempi si sono sempre posti, spesso in modo silente, senza confidarlo agli adulti. Romanzi così hanno una voce potente, che non si disperde nel frastuono dell’editoria commerciale, quella più venduta purtroppo, che inonda il mercato di storie ovvie, ripetitive, stereotipate, piene di cliché o di tematiche “alla moda”. 
     E poi Pontiggia dice che i classici “raccontano le cose più importanti” della vita “tramite la BELLEZZA”. Cosa significa ciò? Di che “bellezza” parla? Ovviamente dello STILE, cioè della scrittura, dell’abilità con cui i grandi scrittori – anche per ragazzi – usano le parole, le selezionano, le accostano in modo originale ed artistico, quindi non usuale, banale scontato. Perché, suggerisce Pontiggia, è lo stile peculiare ed unico che rende attuale e senza tempo ogni “classico”, producendo nel lettore una risonanza interiore profonda che lascia un segno indelebile. E questo me lo conferma la ricerca azione sul campo, mia e di chi collabora con me. Infatti, come sostengono importanti scrittori “è dallo stile che dipende la capacità di incantare il lettore, di farlo sprofondare in una storia”, di “donare intensità, ambiguità e verosimiglianza ai personaggi”.  
    Allora, attenzione a come sono scritti i “classici”: sono in versione integrale o hanno subito adattamenti (riduzioni, tagli, censure, riscritture)? In quest’ultimo caso il classico ha perso gran parte del suo fascino, della sua forza impattante a livello umano profondo. Occhio quindi all’editoria contemporanea, vera fucina di pessimi adattamenti e riscritture. E la traduzione? Fatta bene o male? Valorizza lo stile dell’autore o lo tradisce? Altro problema.
    Chiudo qui lasciandovi esplorare il volumetto di Daniel Pennac Come un romanzo (1993), invitandovi ad eseguire un piccolo esercizio su questo libro: cercate nella seconda parte del testo quelle pagine illuminanti in cui lo scrittore francese parla di come ha proposto lui i classici. Buon lavoro a tutti voi!!!

 ** Per un maggiore approfondimento vedi: S. Blezza Picherle, Letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Una narrativa per crescere e formarsi, Quiedit, Verona, 2020.

Silvia Blezza Picherle